"Le acque del Danubio, l'emozione del traguardo"
in racconti di corsa  del 20 agosto 2018
di redazione
Il racconto di Melinda Pugliese che sabato scorso è stata impegnata nella Championship 2017 del circuito Challange Family a Samorin, in Slovacchia.
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#freedogs #freetri
 

Oltre 870 atleti iscritti, 645 atleti allo start, 57 nazioni, 56 italiani, 42 ritiri, 3 squalifiche. Questi sono solo alcuni dei numeri della Championship 2017 del circuito Challange Family, competizione riservata agli atleti che nell’anno 2016 si sono classificati con i migliori tempi nelle gare di triathlon, sport che comprende tre discipline (nuoto, bici e corsa) da affrontare in tale sequenza. Nello specifico, la gara era un medio (1,9 km di nuoto, 90 km di bici, 21,100 km di corsa) tenutasi in Slovacchia in Šamorín, sabato scorso 3 giugno. Al 99esimo posto su 213 atlete donne, 15esima di categoria su 38 atlete: questi sono, invece, i numeri di Melinda Pugliese originaria di Putignano ma iscritta con la squadra triathlon Atletica Freedogs. La Pugliese ha concluso la gara con il tempo totale di ore 5:34:42. Ecco il suo racconto.

“La gara di sabato scorso è stata in assoluto la mia seconda gara di triathlon con queste distanze. Il  giorno della gara avevo paura di non iniziarla neanche, perché il giovedì precedente ho provato a nuotare nelle acque torbide del Danubio, dove non si vede nulla già a un palmo dal naso e mi sono fatta prendere dal panico. La sera, per messaggio, il mister Fabio mi ha detto che l’acqua è uguale ovunque, che non c’era nulla di interessante da vedere e che non c’era nessun pericolo, che avrei nuotato con la muta (per via della temperatura dell’acqua inferiore ai 24°C) e che era solo una questione di testa, dovevo solo sbloccarmi.

La partenza della gara era dall’acqua, ed è stata la mia fortuna perché sono entrata nuotando a rana e immergendo la testa sott’acqua pian piano, così ho avuto il tempo per ambientarmi nell’acqua quello che considero un elemento della natura in cui mi trovo a mio agio. Al fischio dello start ero leggermente agitata ma mi sono tranquillizzata subito, nuotando sin dall’inizio come so fare. Non ho spinto molto, non ho cercato piedi da seguire (vuol dire nuotare in scia)perché volevo che fosse la mia gara in completa solitudine… mi dicevo la gara è lunga, vado ma non devo stancarmi troppo.

Sono uscita dall’acqua giusto in tempo, perché il cielo ha iniziato a coprirsi e ad alzarsi il vento che stava facendo increspare l’acqua ed ho corso lungo un ponte di legno verso la zona T1 per il cambio da nuoto a bici. Ho cercato di bere il più possibile in bici e mi sono costretta a mangiare una barretta che non ho neanche finito. I primi 30 km erano controvento, poi improvvisamente Eolo si  è placato ed è uscito un sole pazzesco. Comunque in bici sentivo di poter dare anche perché il percorso era tutto piatto, idoneo a me, con solo 74 m di dislivello in 90 km di un percorso con un unico giro uscendo da Šamorín, direzione verso le rive del Danubio. Scenario incredibilmente bello.

Nel cambio in zona  D2 (la chiamano così qui la zona per il passaggio dalla bici alla corsa) mi sentivo bene eccetto per quella sensazione di sete che non mi ha mai abbandonato, complice anche il caldo che continuava ad aumentare, circa 30°C alle ore 13 passate.

Fino al 5,4 km ho corso a 4’30 circa, poi al terzo rifornimento (ce n’era uno ogni 2 km circa) ho bevuto più di quello che dovevo e mi è scoppiato un dolore tremendo al fianco. Ho rallentato cercando di gestire il dolore. Mi sono ripresa solo al 10 km ma perdevo troppo tempo ferma ai ristori (correvo senza orologio) cercando di rinfrescarmi con lo spugnaggio e bevendo piano piano Sali, acqua e coca cola. Non mi sono accorta che stessi perdendo così tanto tempo nei ristori perché, superata la crisi del fianco, sentivo di andare nella corsa complice anche grazie all' incoraggiamento del mio accompagnatore, sempre presente lungo tutto il  percorso. Pugliese Italy You are a finisher! - Così mi ha accolto il presentatore  mentre oltrepassavo l’arco di arrivo. Un’emozione unica, non riuscivo a respirare e non sapevo se piangere o ridere. Il pensiero è andato alla mia famiglia, agli amici di sempre e alle persone a me care. Ringrazio ancora lo sponsor Edil Sapi di Erasmo Piccoli che mi ha sostenuto anche moralmente.

 

Amo questo sport,  perché è una festa non solo per gli atleti ma per tutti, accompagnatori, famiglia, bimbi. Amo soprattutto queste lunghe distante perché mi consentono di superare le mie paure, le difficoltà che incontro, conoscere tanta gente, divertirmi, crescere sia a livello personale, sociale e umano, è una gara solo con se stessi, gli altri atleti non esistono, non li vedi. Il triathlon è uno sport minore poco conosciuto ove ci sono  numerosissime regole che devi rispettare altrimenti se le infrangi, nel caso migliore si hanno penalità che consistono nello stare fermi negli appositi box e questo significa “perdere” tempo.

La gara in Šamorín era un mondiale a cui hanno partecipato professionisti di alto livello come il canadesevincitore  Sander Lionel, il tedesco Sebastian Kindle (simpaticissimo) e Alistair Brownlee che si è ritirato, famoso per aver aiutato, durante una gara di triathlon, il fratello stremato dalla fatica, a varcare l’arco del finisher caricandoselo  letteralmente sulla spalla e rinunciando alla possibilità di arrivare primo. Al traguardo ha spinto il fratello oltre la linea finisher prima che la varcasse lui stesso, scegliendo di classificarsi terzo assoluto, dopo il fratello. Da brivido.

Vorrei invitare tutti quanti a fare sport  perché lo sport non ha età, (un finisher è stato un atleta  australiano classe 1936 con il tempo di ore 8:20:09.7) e sesso ma se scegliete di fare triathlon, vi avviso, potrebbe scoppiare la passione e se accade, intraprenderete una strada senza ritorno.

 

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